[Volantino] ByA y Barbaria Al diavolo il parlamento e le sue leggi! Per un vero movimento autonomo del proletariato
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In queste ultime settimane, la brutalità del capitale si è manifestata in tutta la sua crudeltà, con il suicidio di una donna che era stata sfrattata dalla propria casa e il terribile sgombero di un’altra. Immersi in un contesto di costanti aggressioni e di famiglie private delle loro precarie abitazioni, questi avvenimenti surriscaldano un clima sociale già fortemente teso a causa di una continua sequela di miseria e repressione da parte dei politici-amministratori degli interessi dei ricchi.
Tutto ciò ha scatenato grandi proteste, nelle quali convergono, da un lato, il malcontento e la reale e diffusa preoccupazione della stragrande maggioranza dei lavoratori e, dall’altro, una direzione politica e sindacale che basa la propria azione sui cambiamenti legislativi e sulle speranze parlamentari, con o senza «pressione dalle piazze».
Partiamo dal presupposto che tali cambiamenti siano irrealizzabili. Il sistema stesso che genera la miseria non può, nemmeno volendo, frenare un meccanismo automatico che risponde alle proprie leggi di accumulazione mercantile. Per quanto lo neghino i rivendicatori di diritti ormai svuotati di significato, in questo sistema dominato dal denaro, la casa — e con essa tutti i bisogni umani — è una merce e continuerà a esserlo finché sopravvivremo sotto gli stivali di questo sistema.
In risposta alle proteste in corso, che hanno in piazza Sol il loro epicentro, dovremmo porre tre questioni fondamentali e necessarie per iniziare a parlare di un autentico movimento di classe:
- Il problema della casa è uno dei tanti ed è altrettanto drammatico quanto tutti gli altri. Il brutale e inarrestabile aumento dei prezzi, il lavoro precario e instabile, con salari che non garantiscono nemmeno la sussistenza, la repressione dei migranti e della popolazione in generale, una destra e una sinistra che si spartiscono il lavoro di gestire e riprodurre quotidianamente la nostra povertà… tutto ciò fa parte di un unico problema: i rapporti sociali che ci vengono imposti, ovvero il capitalismo.
- Le lotte separate contro questo o quel fenomeno, che non si pongono il problema della loro unità, sono condannate alla sconfitta. In questo momento sono in corso proteste e scioperi — come quello del personale docente nella Comunità di Madrid — la cui convergenza con le mobilitazioni per la casa è necessaria per dare un senso complessivo alla lotta.
Si parla spesso delle attuali mobilitazioni come di un superamento del 15M. A differenza di quelle attuali, tuttavia, le mobilitazioni del 15M affondavano le radici in una visione ampia, che racchiudeva tutte le problematiche all’interno di un unico quadro di riferimento, sebbene tale consapevolezza non fosse necessariamente presente in ogni momento. Questa è una caratteristica di tutti i movimenti di classe, persino di quelli più deboli: l’estensione e la generalizzazione dei loro obiettivi.
Affinché queste mobilitazioni possano trasformarsi realmente in un movimento di classe, superando concretamente i limiti «cittadinisti» del 15M e dimostrando che stiamo imparando dalle nostre sconfitte, è fondamentale che si estendano e si generalizzino, convergendo con le diverse lotte che stanno emergendo, sia a livello nazionale sia internazionale. Ciò non può essere imposto né attraverso slogan né mediante formule organizzative. Riusciremo nell’intento solo se supereremo la logica delle rivendicazioni frammentarie, che ci separano gli uni dagli altri, per affrontare la radice comune dei nostri problemi.
- Ma tutto ciò non porterà a nulla se non terremo in mano le redini del nostro stesso movimento. È fondamentale che la lotta sia diretta e guidata dalle assemblee, che queste diventino gli organi della lotta autonoma del proletariato e che non si permetta a nessun altro di decidere al loro posto la linea d’azione. Questo perché le assemblee costituiscono uno spazio unitario in cui riflessione, organizzazione e azione si svolgono simultaneamente. Grazie a esse, evitiamo che le nostre attività siano dirette da organizzazioni partitiche e sindacali che perseguono i propri interessi.
Dobbiamo trarre insegnamento dalla capacità dimostrata dai sindacati di bloccare lo sciopero all’Airbus, nonostante l’opposizione di molti lavoratori e lavoratrici nelle assemblee. Senza assemblee territoriali dotate di potere decisionale, in grado di organizzare il movimento e di dare espressione alla forza unitaria della nostra classe, qualsiasi proclamazione di sciopero generale non sarà altro che l’ennesima ripetizione delle processioni sindacali, concepita per trasformare i vendiprofessionisti — gli stessi che sanciscono la nostra precarietà con la riforma del lavoro e la nostra miseria con la riforma delle pensioni — nei legittimi rappresentanti della «pressione popolare» sul governo.
Non vogliamo lo sciopero generale di CCOO e UGT, sostenuto dalla sinistra e dall’estrema sinistra del capitale. Vogliamo lo sciopero di massa diretto dalle assemblee territoriali, le uniche strutture in grado di dar vita a un autentico movimento di massa che superi la violenza e le condizioni di miseria a cui questo sistema ci sottopone.
Finché non ci faremo carico in prima persona delle nostre lotte, senza intermediari, senza lasciarle nelle mani di politici e sindacalisti, senza riporre alcuna fiducia nelle leggi e nei parlamenti, potremo soltanto passare da una delusione all’altra, senza mai acquisire consapevolezza di ciò che siamo e della potenza storica della nostra lotta in quanto unica classe a livello mondiale.
